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Un luogo bloccato dalla burocrazia diventa spazio in fermento e opportunità di espressione.

Intro

Questa è la storia di un edificio chiuso come un magazzino ma pronto ad aprirsi come spazio e opportunità di espressione.

E’ la storia di una coppia che si innamora di quei mattoni rossi vicino al fiume.

E mentre lei scalpita, lui scolpisce.

Questo Studio Visit nasce dall’esigenza di raccontare un luogo e la volontà di 2 persone, che nella vita sono una coppia e che in piena pandemia, decidono di credere in un nuovo progetto, lavorativo e di vita.

Il Luogo
A pochi passi dal Ponte dell’Industria, in via del Porto Fluviale, un fabbricato di mattoni rossi è sopravvissuto alla demolizione dei magazzini e del Silos del Consorzio Agrario, costruiti nel 1921.

Il Portale, salvato dalle ruspe, rimane oggi l’unica testimonianza di un progetto ben più ampio di Tullio Passarelli del 1919

Chi è romano è passato lì davanti innumerevoli volte senza sapere cosa contenesse quel fabbricato di mattoni rossi…

La Storia

L’inizio…

Il 15 Aprile 2020, in pieno lockdown, decido di lasciare il mio lavoro come Marketing Manager.

Erano 2 anni che scalpitavo, sognavo quella libertà creativa e quell’indipendenza che un’azienda americana proprio non concepisce.

Così decido di chiudere gli occhi e saltare giù.

Da sempre sognavo di avere uno spazio mio dove far accadere cose belle.

Sogno poi condiviso con il mio compagno, Federico.

Mentre fuori tutto è assopimento, incertezza, silenzio e lentezza, appena torno a mettere i piedi fuori da casa inizio a cercare un luogo adatto a realizzare il nostro sogno.

Ci imbattiamo così quasi per magia nell’annuncio di uno spazio che sembra perfetto per noi.

Lo vediamo, ci innamoriamo e lo prendiamo, ignari delle difficoltà che il mix letale di burocrazia e  pandemia ci avrebbero imposto.

La rivoluzione

Arriva settembre 2020: Comune, sovraintendenza capitolina….nulla di fatto, siamo in alto mare.

Ottobre: seconda ondata.

Federico decide di entrare e iniziare a vivere lo spazio: senza luce, senza acqua, si organizza giorno per giorno guidato dalla voglia di dire qualcosa.

Inizia a scolpire per 4 mesi ininterrottamente, mette le emozioni, la forza repressa di questo periodo in un’arte a lui poco conosciuta ma che lo fa scoprire in un’aspettata familiarità con la materia.

Inizia usando solo mani e cemento, poi, giorno dopo giorno, si aggiungono strumenti e materia: il legno, il ferro… per assurdo la chiusura impostaci e il progetto incastrato in beghe amministrative ci danno l’opportunità di vivere lo spazio nella sua natura grezza, con una stufetta e una cassa per la musica… Non si poteva viaggiare, è vero, ma lì dentro potevamo essere ovunque.

Abbiamo così trasformato la stasi in movimento, la voglia di comunicare in qualcosa di nuovo e inaspettato, come in una piccola rivoluzione.

La nostra.

Il perché

Tutto quello che vedrete in questo Studio Visit è un sogno con fondamenta salde, uno spazio al quale per ora siamo riusciti solo ad allacciare luce e acqua ma che presto si trasformerà in qualcosa di diverso.

Quello che vedrete è un’arte cruda ma sofisticata allo stesso tempo, come il luogo che la accoglie e l’ha vista nascere, un’arte figlia di questo periodo e strettamente connessa alle mura e al cemento che lo circondano.

Ma soprattutto quello che vedrete oggi è solo per oggi. E’ un viaggio nel qui e adesso.

Quando tornerete sarà un altro posto, un altro tempo…forse saremo altri anche noi.

Abbiamo deciso di aprire le porte con uno Studio Visit perché sentivamo l’esigenza di raccontare questa storia, di farvela vedere, sentire, respirare…perché nonostante la lentezza, l’incertezza, le chiusure che ci avevano inizialmente demoralizzato, questo posto ci ha chiaramente detto che in situazioni precarie e difficili spesso si nasconde l’inaspettato.

E in ultimo, perché pensiamo sia giusto così, perché questo vorrebbe essere il senso di quello che vogliamo fare qui: condividere, comunicare, unire, creare.

Nota dell’autore – Le opere

La centralità del mio lavoro è l’uomo e le sue azioni con una spiccata preferenza per quelle negative.

Il mio lavoro è una sorta di autoanalisi comparativa che solitamente inizia con una feroce critica verso me stesso.

Prepotenza, indifferenza, disuguaglianza, falsità, arroganza e superficialità.

La mia ricerca è sull’uomo in relazione a questi atteggiamenti.

Positivo e negativo, si o no, bianco o nero, destra o sinistra. Basculante.

L’uomo e la bandiera, le bandiere. Sotto una bandiera l’uomo si è protetto, distinto, ha combattuto, ha protestato e ha ucciso.

Le opere sono una naturale conseguenza del mio pensiero.

 

“Fare Arte è una cosa seria, molto più seria dell’arte stessa, per questo c’è arte su Marte…traduco: l’arte ha un senso, per chi la fa e non per chi la compra.

L’arte è crudele e ragiona per eccessi”

Il Portale Ostiense
Via del Porto Fluviale 71 – Roma

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